La Storia di Giulia: “le sue insicurezze rovineranno la nostra relazione?”

Buongiorno,

ho avuto modo di “inciampare” felicemente nella vostra pagina in un momento in cui già mi stavo domandando se fare o meno un passo simile. Aprirmi a dei professionisti.

Sto vivendo una storia da 6 anni con un ragazzo più grande di me di tre anni, e da un paio di anni conviviamo.

Non so bene da che parte cominciare perchè sarebbero milioni le cose da dire che mi stanno girando nella testa e cercare di darne un quadro completo è molto difficile.

Di fondo ci sono dei problemi sulla quotidianità che andrebbero risolti tra di noi, ma ogni volta che si discute arriviamo a disquisire sui “massimi sistemi”…famiglia…figli…e veniamo ingurgitati dal resto passando intere serate a cercare di capire cosa fare.

Partiamo dal presupposto che LUI ha delle difficoltà ad esprimere quello che prova. In 6 anni non mi sono mai sentita dire “ti amo”. Una persona potrebbe pensare “è pieno il mondo di gente che si riempie la bocca di queste parole senza pensarle”…ok…potranno essere solo parole, per 6 anni ho provato a comprendere questo modo “alternativo” di esprimerlo, ma diciamoci la verità, a me ogni tanto piacerebbe che mi “sbattesse” in faccia un bel “ti amo”, forse mi toglierebbe un po’ di insicurezze (questo vuol dire che è solo un problema mio?).

Non c’è verso “NON RIESCE”, dice, ed io non riesco a capire la sua difficoltà.

All’ultima discussione ho posto la domanda diretta: “mi ami?” (non poteva essere che avessi timore di porre la domanda per paura della risposta che avrei potuto ricevere), alla quale mi sono sentita dire “Sì…CREDO di sì”…e alla mia considerazione “se dopo 6 anni non riesci a dirmi quello che provi per me comincia a diventare un problema che sono riuscita a comprendere ed accettare fino ad ora”…LUI risponde “ma se te l’ho detto prima” -__- . Ok.

Purtroppo LUI (lo utilizzo come fosse un nome proprio di persona) ha dei forti problemi di autostima, pensa di non meritare nulla di più di quello che ha, col risultato che si accontenta anche quando quello che ha non lo soddisfa, si lamenta ma si fa andare bene comunque la condizione…perchè se è quello che ha…è quello che lui merita. LUI non lotta, non si pone degli obbiettivi da raggiungere, non sa tirare fuori “unghie e denti”.

Spesso ho paura lo stia facendo anche con me anche se cerco poi di pensare che con me possa essere diverso (sbaglierò?). Io lo ritengo una persona che vale, che sa fare il suo lavoro, che ha enormi capacità espressive e artistiche, che sa essere brillante, simpatico, spiritoso, ironico, divertente, “leggero”, che si lascia coinvolgere anche in cose che sono a lui lontane.

Per questo motivo spesso faccio fatica a comprendere come possa accettare una condizione lavorativa che gli permette a malapena di sopravvivere ed è la medesima da 3 anni a questa parte. Purtroppo il momento è quello che è…ma per poter trovare un altro impiego bisogna mettersi nelle condizioni di “vendersi” al meglio, ma anche solo aiutarlo o incentivarlo ad aggiornare il curriculum diventa un problema e io mi ritrovo a sentirmi la “mamma” della situazione…rompipalle…pedante…severa…esigente.. o che ancor peggio fa le cose al posto suo (e non mi piace ma ci ricado).

Siamo arrivati ad un punto in cui le sue scelte e i suoi atteggiamenti si riflettono su di me e sulla nostra vita di coppia: non poter fare programmi, dover rinunciare a cose perchè non può permettersele (che accetterei se vedessi che è stato fatto il possibile per togliersi da questa situazione), scontrarsi contro la sua incapacità di gestire il denaro, la casa…

Lui vive come se oggi ci fosse e domani…………………………….domani non si sa!

Il problema è che è più forte di me…so che dovrei lasciarlo fare…invece per evitare che faccia le cose come le farebbe lui (spesso in maniera sommaria e superficiale, se non addirittura incompleta) preferisco fare tutto io, per poi lamentarmi di essere stanca e di avere tutto sulle mie spalle (con questo parlo anche di quelle che potrebbero essere banalmente le faccende di casa).

Lo so che me la cerco, che sbaglio, che è un mio limite, che dovrei delegare, che anche di fronte all’evidenza che lui non vede, dovrei chiedere…ma preferisco essere stanca forse che essere delusa? In certi frangenti, devo dargliene atto, ho letto uno sforzo a venirmi incontro e in queste circostanze cerco di fargli capire che mi rende felice e lo ringrazio cercando di non farlo passare per scontato. Ma sono perle rare.

Un altro importante argomento è il fatto che lui non vuole figli e non immagina una vita che possa includere qualcosa in più oltre a un “me e lui” (ovviamente anche senza matrimonio).

Non è quello che immagino io per il mio futuro. A volte durante le discussioni mi sono sentita dire “io non posso farti felice, sto male perchè non posso sopportare vederti stare male per me” …

Considerato che probabilmente gli avessero chiesto un po’ di anni fa cosa pensava della convivenza, la risposta sarebbe stata “non ci penso nemmeno” ed ora…insomma siamo sotto lo stesso tetto…vivo nella speranza che la vita gli faccia cambiare idea?

Rischio di arrivare al momento in cui mi sentirò realmente pronta, magari tra 5 anni (e i 30 saranno superati da un po’), e avere in mano un pugno di mosche e dover ricominciare tutto da capo con l’orologio biologico che incalza?

Devo considerare le sue insicurezze una scusa? (e mi sento una stronza nel farlo), devo provare ad aiutarlo? (ma non ho le competenze per farlo)…

o forse continua ad essere solo troppo infantile……………….

Io per capire che spesso è divorato dentro da paure ed insicurezze lo devo mettere all’angolo, dobbiamo arrivare a toccare il fondo, altrimenti si va avanti per inerzia..lui non parla, e non lo fa con me come con chiunque altro. La sua risposta standard è “non ho voglia di discutere”, “non ho voglia di problemi”, “non INVENTIAMOCELI”.

Io amo il dialogo che non vuol dire litigare ma confrontarsi: toni pacati, discussioni costruttive per cercare di capire quello che potrebbe essere un punto di vista e di vivere diversi.

Probabilmente vi domanderete cosa ci sto a fare con lui…

ci sto perché mi sono innamorata della persona divertente che è…perché quando non avevamo una casa ci bastava lanciare una tenda in un prato qualsiasi per creare il nostro mondo.

Ma non so se è solo un ricordo.

Mi ritrovo ora a confrontarmi con una me che è irritabile e suscettibile e non so se cogliere questi segnali come un avvicinarsi al capolinea. Ho ovviamente paura.

Vi ringrazio anche solo per avermi dato il modo di sfogarmi.

A presto e grazie per questa “finestra” d’aiuto.

Giulia

Ti ritrovi nella storia di Giulia? Hai attraversato qualcosa di simile? Commenta o condividi la tua esperienza all’indirizzo levostrestorie@amaresano.com

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2 comments

  • La storia che Giulia ci racconta è fatta di sei anni insieme ma non solo uno insieme all’altra, la compagna che si è fatta sempre più presente negli anni è sfumata, sottile, lavora in maniera continua e sotteranea. Stiamo parlando della paura. Insieme a questo sentimento, la più dolorosa delle insicurezze, quella di non essere veramente amati.
    Giulia dipinge l’immagine di una coppia che sembra intrappolata in un presente infinito fatto di incertezze, che vengono però mantenute in vita dalla complicità di entrambi. Perchè la prima cosa che dobbiamo ricordarci è che la coppia “sono” tre. Non ci sono solo LUI e LEI ma un NOI che soffre, vive e si nutre di quello che gli gira intorno. Quando si racconta il malessere della coppia capita che il “taglio” che viene dato è tutto su uno o l’altro dei membri, ecco allora il gioco del “lui, lui, lui….” . La domanda che nasce è “come si sente LEI quando lui si comporta in questo modo?” e LUI sa cosa accade nel mondo emotivo di lei alle sue ritrosie? Quando dice di non volerla far soffire, sa che LEI soffre già? O queste informazioni gli sono state “nascoste” da Giulia per paura?

    Una relazione comporta impegno e fatica. Premia con benessere e appartenenza ma va curata con cura o rischia di diventare velenosa. Giulia protegge il suo compagno facendo le cose al posto suo, assumento il ruolo di “mamma” che pure non le piace affatto. Quando facciamo le cose al posto di qualcuno, cosa comunichiamo all’altro, se non che, come lui stesso fa, lo riteniamo non in grado? O, ancora, che non abbiamo bisogno di lui, possiamo fare tutto da soli? Giulia dice di sapere che il suo LUI vale molto e che cerca di farglielo capire. In che modo? Davvero lui è forte della stima di LEI? Giulia per molto tempo si è accontentata di interpretare l’amore del suo compagno, accettando e coccolando la sua difficoltà a dire “Ti Amo” , perchè NON RIESCE. Oltre a capire cosa significa per LUI dire “Ti Amo”, sarebbe importante che LEI capisse cosa significa non sentirselo dire e comunicare insieme su questo.

    Certo da una lettera, benchè così emotiva, non è possibile comprendere la ricchezza del mondo di una coppia con una lunga storia, ma quello che sembra trasparire è un legame che unisce attraverso la paura, paura di non essere ricambiati, di non farcela, di non essere in grado. Ed è presente tanto in lui che in lei che è quella che protegge lo stato delle cose assecondando le mancanze del compagno, per paura di un abbandono, nella speranza che come per la convivenza magari poi, LUI possa cambiare idea sul diventare Famiglia. E così, è la stessa dolorosa paura di soffire che mantiene in equilibrio questa coppia. Raramente qualcosa che fa star male viene mantenuto se non presenta un qualche “vantaggio” seppur invisibile ad un primo sguardo. Giulia sembra volersi rassegnare, ma la sua è piuttosto una scelta di tacere, per timore che possa essere confermato il suo peggior timore, che lui non ci tenga abbastanza. Eppure, nascosto nel voler quasi cedere, esiste un bisogno di rilancio, di rinnovamento per la sua coppia, che è nata su premesse diverse da quanto sta vivendo quotidianamente, quando si sorrideva e bastava poco. Ora questa coppia ha molto di più di quei giorni e a volte proprio questo spaventa, impedisce di mostrarsi veramente nella coppia, il timore di ferite peggiori, di un dolore che non si vuole neppure immaginare.

    Certamente l’equilibrio su cui si è retto questo legame può reggere ancora molto a lungo, ma mettendo da parte progetti e futuro per accettare di restare in un eterno presente dove tutto si muove lentamente. Il desiderio di Giulia di mettere in movimento un mutamento nella coppia inizia con il cambiare ruolo, da mamma che accudisce LUI a donna che si prende cura della coppia, anche scrivendo ad Amare Sano la sua storia, come primo passo per rendere palese il malessere, per incontrarsi insieme LUI e LEI con l’obiettivo di affrontare le loro paure individuali per trasformarle in un coraggio a due.

  • Secondo me, il problema e’ molto semplice e sta in questo passaggio: “mi ami?” (non poteva essere che avessi timore di porre la domanda per paura della risposta che avrei potuto ricevere), alla quale mi sono sentita dire “Sì…CREDO di sì”…e alla mia considerazione “se dopo 6 anni non riesci a dirmi quello che provi per me comincia a diventare un problema che sono riuscita a comprendere ed accettare fino ad ora”

    Lui non la ama, non si puo’ “credere di amare” quando si ama veramente lo si sente con tutto il cuore.

    Lei si autoconvince che invece il problema di lui sia che non riesce a dire le parole “ti amo”, che sia un insicuro etc etc…

    Fa tutto lei, parla lei per lui, presume che lui pensi, sia, voglia… ma ho límpressione che piuttosto quest’uomo sia il classico “inerte “incapace di dirle, casomai, “non ti amo piú”

    No?

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