La Storia di Marta: “Dovrei lasciarlo?”

Gentili dottori,
vorrei finalmente raccontare a qualcuno la mia storia e cercare di capire ciò che mi succede ed al limite trovare un po’ di comprensione e pace.
Sono una ragazza di 25 anni, fidanzata da ormai 6 con un ragazzo che appare meraviglioso, anzi sicuramente lo è, ma io non riesco più ad apprezzare questa sua perfezione.
Già perché dopo tutti questi anni lui è ancora innamorato e affettuoso e pieno di progetti per il futuro, ma io sono distante. Ho la testa ed il cuore da un’altra parte.
Non che sia sempre stato così… sei anni sono lunghi ed insieme li abbiamo trascorsi abbastanza bene… attraversando di tanto in tanto la stessa fase, ma forse per lo più fasi diverse.
Ci sarà stato un momento in cui ero innamorata anch’io di “Lui”.. anche se al momento non mi va molto di rivolgere lo sguardo al passato per accertarmi se fosse davvero amore…
Nel frattempo due anni fa ho conosciuto un “Altro”. Un amico all’inizio, niente più.. con il passare del tempo l’amicizia si è trasformata in simpatia, la simpatia probabilmente in altro, e così da due anni vivo una storia parallela …
Potrebbe sembrare una storia come tante questa, ed in fondo lo è … ma la verità è che c’è solo tanta confusione.
La storia parallela di cui parlo è stata per un anno e mezzo essenzialmente platonica … io e l’altro parlavamo, tanto e continuamente e di tutto, convinta che lui fosse l’unico a potermi capire, a parlare la mia stessa lingua … a condividere piccoli progetti che non si faceva fatica a realizzare perché ogni sacrificio necessario è in realtà un piacere… a sentire il bene che cresce giorno dopo giorno ed infine da sei mesi cedere anche fisicamente a quest’amore, con baci appassionati o anche tanta tenerezza … a pensare di essere per la prima volta innamorata, ma nonostante tutto a non riuscire a fare l’amore, anche se tanto desiderato, perché quello sarebbe davvero tradire …
E quindi eccomi qui, con quest’amore che sembra fremere, che pretende di essere vissuto, che vorrebbe prendere il sopravvento … per lo più incontenibile …che se ne va per i fatti suoi, ma una parte di me non riesce a lasciare “Lui”… non è sicura … ha paura di soffrire e soprattutto di far soffrire, ha paura di stare sbagliando…
A volte credo che sia una crisi passeggera … che tutta la storia con “L’altro” sia in buona parte il frutto di una idealizzazione, altre volte mi faccio assalire dai sensi di colpa per l’avere – in definitiva – tradito, altre volte credo che cambiare non valga la pena perché in fondo tutte le storie sono fatte di una passione travolgente all’inizio che poi mano a mano si affievolisce, altre volte credo di non meritarmi la felicità e quindi che non sarò mai felice, altre volte il solo pensiero di lasciarlo mi appare come una stupidaggine talmente ovvia che finirò sicuramente col pentirmi …
Eppure dall’altra parte il pensiero del futuro con “Lui” mi provoca un senso d’angoscia enorme… se penso al matrimonio, che sembra il passo successivo di questa storia, ho solo una gran voglia di piangere e di scappare. Quando mi immagino in un futuro, non riesco neppure a immaginarmi con “Lui”, ma mi trovo a desiderare di essere con “L’altro”.
Cosa ho che non va? Perché questa paura paralizzante di cambiare? di lasciare? Sarà forse che nonostante io creda di essere innamorata, in realtà visto che non riesco a lasciare “Lui”, i miei sentimenti per “L’altro” siano meno forti di quello che credo?

Ti ritrovi nella storia di Marta? Hai attraversato qualcosa di simile? Commenta o condividi la tua esperienza all’indirizzo levostrestorie@amaresano.com

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One comment

  • Quella di Marta è una storia che ci parla di alcune paure: la paura di cambiare, di lasciare, di sbagliare. Ma non solo. E’ anche una storia di dubbi: primo fra tutti il dubbio sui propri sentimenti, su ciò che si prova. E poi il dubbio su una scelta: Lui Vs l’Altro.
    “Lui”. Viene descritto come perfetto ma non apprezzato; che ama senza essere ricambiato; con dei progetti per il futuro che non sono condivisi. Un Lui che non si è sicuri di lasciare per paura di soffrire e far soffrire, “finendo sicuramente per pentirsi”, ma con il quale non si riesce tuttavia ad immaginare un futuro senza provare angoscia e desiderio di fuga.
    “L’Altro”. Che da amico è diventato “storia parallela”; con il quale si parla “continuamente e di tutto”; dal quale ci si sente compresi, con il quale si condividono piccoli progetti dove “ogni sacrificio è in realtà un piacere”: con il quale crescono il sentimento, la passione, il desiderio; con il quale ci si immagina un futuro.
    Ma Marta concede uno spazio della sua lettera anche a “Se stessa”, raccontandoci che a volte “crede di non meritarsi la felicità” e che forse “non sarà mai felice”, e descrivendosi come “paralizzata” dalla paura di fare una scelta sbagliata.
    Che fare?
    Prima di tutto è importante che Marta si ponga qualche domanda proprio sulla “Felicità”: davvero ritiene di non meritarla o di non essere capace di sperimentarla?
    E l’Amore? Che concezione ne ha? E’ un diritto? E’ un dovere? E’ un sentimento spontaneo ed irrefrenabile? E’ un patto?
    Lasciare? Se non ci fosse stato “l’Altro” si sarebbe posta ugualmente il problema? Avrebbe messo comunque in discussione il suo rapporto con “Lui” oppure no?
    Sicuramente è necessario che qualcosa della crisi sentimentale che sta attraversando venga condiviso con “Lui”: fingere che nulla sia cambiato e ritrovarsi un domani sposati, senza mai essersi “affrontati e confrontati” davvero, non potrà che portare ad un senso di contrizione e mancata realizzazione.
    Una crisi correttamente affrontata ed elaborata può portare ad una ristrutturazione degli equilibri nella coppia, ad un rinnovo del “patto implicito” fra i partner, ad una spinta evolutiva verso nuovi obiettivi condivisi.
    Oppure, altre volte, può determinare un sano disimpegno tra i partner, far emergere la consapevolezza di una distanza non reversibile di cui si deve francamente e pacificamente prendere atto.
    Se così dovesse essere, se ci si dovesse rendere conto che davvero l’amore è finito, per superare il proprio conflitto interno giova ricordare che il vero torto non è quello di lasciare, ma di continuare a prolungare una relazione della quale sono venute a mancare le basi emotive e motivazionali, tradendo in questo modo il partner, e se stessi.
    In questo senso riconoscere la verità, esplicitarla, è un atto di correttezza, coerenza e rispetto, ed in fondo anche d’amore. Quando una relazione finisce, la sofferenza è difficilmente eludibile; ciò che conta è comprendere che non si è responsabili dell’altrui felicità od infelicità, e che la scelta è tra lo star male (anche) in due, o il dare a sé e all’altro l’opportunità di acquisire un rinnovato equilibrio personale ed intraprendere un nuovo percorso, sganciandosi da un rapporto affettivo percepito ormai come privo di presupposti.
    Questo è un processo interno, che prescinde dalla presenza di un “Altro”: un processo fondamentale per superare il senso di “fallimento del progetto di coppia” e perciò di “fallimento personale”, così frequente in questi casi.
    Marta si domanda se abbia “qualche cosa che non va”. Non conoscendola non posso esprimermi su questo, ma posso dirle che è assolutamente comprensibile la sua incertezza “paralizzante”: lasciare infatti è una rivoluzione, uno strappo con qualcosa in cui si aveva creduto ed investivo, qualcosa che era stato desiderato, costruito, alimentato, qualcosa che si dava per scontato, assodato, immutabile.
    E’ necessario che Marta si prenda il suo tempo per riuscire ad sentirsi libera di ricominciare ad amare, dovunque sarà rivolto questo amore, se verso “Lui”, “l’Altro”, o un “Altro ancora”…

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