La Storia di Viola: “Lui ha cambiato orientamento sessuale?”

Salve.

Scrivo per cercare un po’ di aiuto e per capire cosa posso fare per andare avanti.

Sono una ragazza di 36 anni e sono stata lasciata 4 mesi fa dal mio ragazzo. La nostra storia è iniziata a scuola: prima amici e poi fidanzati a 18 anni.

Siamo cresciuti insieme, stesse passioni, stessi interessi, eravamo perfetti.

Quando lui mi lascia dopo 15 anni  mi distrugge l’anima. Mi toglie ogni certezza… C’erano progetti di vita, erano anni che si parlava di vivere insieme.

Io non mi aspettavo nulla, lo so molti dicono così ma non c’era stato nessun segnale da parte sua. Anzi si stava insieme come sempre. Si cercava casa per vivere insieme.

La sua spiegazione è stata che non era più sicuro di cosa provava per me che eravamo come fratello e sorella.

Mi disse che erano mesi che pensava a questo, e non sapeva come fare. In più questa sua insicurezza gli ha fatto accettare l’idea di essere bisex: si sentiva attratto da alcuni uomini. Ora quindi voleva fare nuove esperienze, perché era sempre stato solo con me e si sentiva come se gli mancasse qualcosa.

In quel momento è come se la mia vita fosse stata una favola, una finzione o una sua copertura.

All’inizio ho visto la cosa tipo film, non stava succedendo a me, non era possibile… Lui era il mio ragazzo, erano solo fantasie, sicuramente davanti all’evidenza non avrebbe avuto il coraggio.

I giorni successivi sono stata sola a casa e ho vissuto tipo automa, se non ci fosse stato il mio cagnolino non sarei mai uscita dal letto.

Il primo mese il dolore è diventato sempre più forte e la mia voglia di fare era completamente azzerata. Ho perso 10kg ed ho smesso di lavorare.

Passo la notte insonne a sognare che lui  torna e si scusa. O, peggio, ho incubi di lui che sta con dei ragazzi.

Ma quando  mi sveglio devo ricordare che non c’è più. Che non mi chiamerà più, che non verrà da me. Che non potrò più abbracciarlo o altro.

Sono ossessionata da cosa fa, con chi si vede… Se esce davvero con qualche ragazzo. Controllavo le sue storie sui social network per capire se usciva la sera o per capire come stava reagendo.

E sia ben chiaro anche se fosse stata una donna sarebbe stato uguale… ero la persona più aperta al mondo con cui poteva parlare di questo suo lato. Sono sempre stata sostenitrice dei diritti LGBT+  anzi il mio profilo era pieno di arcobaleni. E lui lo sapeva.

Sarei stata ad ascoltarlo, avrei cercato di capirlo, gli sarei rimasta vicino, invece mi ha eliminato dalla sua vita nonostante tutto quello abbiamo vissuto insieme.

Ora non riesce a vedermi e neppure a parlarmi.

Io gli ho scritto 2 volte, la prima dopo una settima, e una seconda dopo due mesi via chat, sperando di potergli parlare anche solo scrivendo, invece mentre io mi aprivo e cercavo di dirgli cosa stavo passando, lui rispondeva in modo neutro come se io fossi un estranea, continuando a dirmi che non se la sentiva, ma che parlare ci avrebbe fatto bene ma non adesso.

E così non ce l’ho fatta, ho smesso di scrivergli. 

Non so se è il suo senso di colpa o la vergogna ma mi sta facendo male questo suo comportamento. Mi ha vomitato addosso tutto insieme e poi è sparito.

All’inizio lo giustificavo per la sua situazione,  visto comunque la sua famiglia è religiosa e lui stesso è molto religioso sapevo che stava in conflitto con sé stesso ma non era giusto per me.

Nel momento in cui ha deciso di lasciarmi ha anche ammesso questo suo lato, anche il chiedermi di non dire niente alla mia famiglia o alla sua, mi ha messo in una condizione orribile perché non avevo nessuno con cui parlare tranne gli unici due amici che avevano scoperto la cosa praticamente insieme a me.

Sono stata la sua miglior amica, ragazza e confidente per più di 15 anni  ora neanche più volermi parlare o cercare di farlo. Questo mi fa tremendamente male,  come se ne è uscito, il modo che ha scelto… Non avermi mai detto che c’era qualcosa che non andava. Sapevo che gestiva male le crisi e che è sempre stato un ragazzino ma non credevo potesse farmi così male.

Scoprire poi che questa sua “tendenza” non è cosa nuova ma va avanti da molto più tempo mi ha distrutto ancora di più.

Perché significa che è rimasto con me per egoismo, per paura di essere giudicato e solo ora quando si sentiva sicuro ha preso la decisione. Rovinando la mia vita, mi ha mentito sulla sua sessualità, mi ha illuso fino all’ultimo giorno. Io ero orientata per un futuro insieme con progetti, dopo tutto questi anni non avevo motivo di dubitare.

Sono sconvolta dal suo atteggiamento non capisco più nulla, ho investito anni della mia vita in qualcosa di fittizio.

E il semplice fatto che per me stare con lui era un dato di fatto, la ferma convinzione che ci saremmo sposati, mi fanno sentire ancora più stupida. E lui comunque si è sempre comportato da ragazzo perfetto.

Ho dato la mia vita a lui e lui poiché si vergognava mi ha ingannata, forse non per tutti gli anni della nostra storia, visto che mi ha detto che era innamorato di me, ma di sicuro gli ultimi anni non era sufficiente.

La mia autostima è sparita, non che ne avessi moltaNon sono una persona molto estroversa ed ho pochi amici, tutti condivisi con lui.

Mi chiedo se questa sua scelta dipenda anche dall’aver trovato un’indipendenza nell’ultimo anno che prima non aveva.

Nonostante i miei 36 anni mi sento tornata indietro come se ne avessi 20. Il mio unico ragazzo è stato lui e se lui ora vuole fare “nuove esperienze” per me è inconcepibile una cosa del genere.

Mi sento sola e non riesco neanche ad arrabbiarmi.

Son ancora innamorata di lui, come potrei dimenticarlo. Mi manca terribilmente. I mesi passano ma io sto uguale non c’è momento in cui non ci pensi e le lacrime riempiono le mie giornate.

Non so come andare avanti, ogni cosa che provo a fare mi ricorda lui. E se riesco a distrarmi per qualche minuto la mia mente torna a prima della tragedia quindi è un continuo rivivere l’evento.

Grazie mille per aver letto e scusate la lunghezza.

 

Ti ritrovi nella storia di Viola? Hai attraversato qualcosa di simile? Commenta, o condividi la tua esperienza all’indirizzo levostrestorie@amaresano.com

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One comment

  • Dott. Luca Cometto

    Una relazione lunga, innescata in giovane età, ed evoluta nella prima vita adulta di entrambi i partner. “Cresciuti insieme”, ci scrive Viola. Una storia terminata repentinamente per scelta di lui, attraverso una comunicazione improvvisa che non lascia margine di replica.
    Essere lasciati in simili circostanze può portare ad una iniziale condizione di incredulità e smarrimento: quell’intesa che si considerava perfetta viene messa in discussione da chi (ancora) amiamo. Allora si cerca di capire e di negoziare, ci si aggrappa alla possibilità che si sia trattato solo di un momento di confusione del partner.

    A volte la naturale e spontanea elaborazione della perdita della relazione è rallentata o ostacolata dall’emergere di una serie di cognizioni negative riguardo a se stessi: “non mi ero accorto che le cose non andavano”, “se solo avessi detto o fatto…”, “è colpa mia…”, “non valgo niente…”, “non sono abbastanza per lui…”. E certamente alcuni di questi pensieri saranno emersi nella mente di Viola.

    Ma in questo racconto c’è di più. Tra le motivazioni addotte dal suo ragazzo c’è quella di aver consapevolizzato un’attrazione per persone dello stesso sesso. Una affermazione scioccante, dopo 15 anni di vita amorosa insieme. In questa circostanza particolare Viola si è trovata ad affrontare, simultaneamente, due dati di realtà destabilizzanti: “lui non c’è più per me”; “lui è attratto dai maschi”. La seconda notizia destabilizzante è risultata traumatica ed avvilente non certo per pregiudizi riguardo agli orientamenti sessuali, ma perché, superata l’incredulità, porta Viola rimettere in discussione ciò che è stato: “è come se la mia vita fosse stata una favola, una finzione o una sua copertura”; “ho investito anni della mia vita in qualcosa di fittizio”; “è rimasto con me per egoismo, per paura di essere giudicato e solo ora quando si sentiva sicuro ha preso la decisione”; “mi ha mentito sulla sua sessualità, mi ha illuso fino all’ultimo giorno”.
    Forse Viola si domanda ora se sia mai stata amata davvero. Lo sforzo di Viola deve essere quello di valorizzare ciò che è stato: solo perché una storia finisce non significa che non abbia avuto senso. Se nel ragazzo si era avviato un laborioso processo di elaborazione che l’ha portato a consapevolizzare l’attrazione per persone del suo stesso sesso, non c’era davvero nulla che Viola potesse fare: in questo lei non ha alcun ruolo e, di certo, non ha colpe.
    Dalla lettera poco traspare su come Viola vivesse la relazione, come stesse all’interno della coppia. Sì, stesse passioni, stessi interessi, c’erano progetti e l’idea di vivere insieme, ma poco emerge sui colori di questa relazione. Prendersi del tempo per ripensare a se, come e perché stesse bene col suo compagno, comprendere come mai questa lunga relazione, sebbene fossero “anni che si parlava di vivere insieme”, non fosse ancora approdata ad una stabile convivenza… Tutto questo, in ottica di rilettura critica del rapporto, potrebbe rivelarsi utile.

    Viola non riesce a provare rabbia, quel sentimento che, nella sua più sana funzione adattiva e protettiva, contribuirebbe all’espulsione dell’altro dalla sua mente e dalla sua vita, per tutto il tempo che le sarà necessario. Nulla toglie che, passata la bufera emotiva, non ci si possa ritrovare con altri ruoli. Essere capaci di provare rabbia, ad un certo punto dell’elaborazione della perdita, facilita l’emancipazione dal soggetto amato.

    Sarebbe poi importante che Viola abbandonasse “l’indagine” sulla sessualità del compagno: al di là delle motivazioni addotte, il comportamento del compagno è inequivocabile nell’assumersi la responsabilità di scegliere, comunicando la volontà di interrompere il rapporto. In fondo non c’è null’altro da sapere: ora sta a Viola andare avanti, prendendosi cura di sé e ritrovando la propria autosufficienza. Questo evento spiacevole potrà forse diventare l’occasione per Viola di lavorare su quella autostima che ci descrive bassa da sempre, e ad oggi “sparita”, oltre che sulla propria socialità coartata.

    Se l’umore depresso, la svogliatezza, il senso di precarietà, l’insonnia e gli ossessivi pensieri riguardanti l’ex dovessero ancora protrarsi sul lungo periodo, sarebbe consigliabile che Viola affrontasse l’accaduto e le sue ripercussioni emotive con l’aiuto di uno psicoterapeuta.

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