La Storia di Beatrice : l’Impossibilità del Perdono

Buongiorno. Ecco i fatti: a 15 anni ci mettiamo insieme, senza grandi aspettative che la storia duri a lungo, vista l’età, Invece dura, stiamo bene insieme, passiamo indenni lo stress dell’esame di maturità, i primi anni di università, le tesi di laurea.

Riusciamo anche a superare le rimostranze dei miei, che non vedono di buon occhio il fatto che io non abbia avuto più di un’esperienza, pur mostrando di apprezzare le qualità del mio compagno.

Adesso abbiamo 34 anni, ci siamo sposati 5 anni fa.

Da fuori, la coppia perfetta, che riusciva a far funzionare tutto…compresa una relazione a distanza di durata pluriennale in quanto lui 4 anni fa ha cominciato il dottorato all’estero, appoggiato da me e osteggiato dalla sua famiglia. Da dentro, avevamo i nostri problemi, sostanzialmente riassumibili nella mancanza di vita di coppia, nella mia incapacità di costruirmi un futuro e nella sua insistenza affinché io, nell’attesa di costruirmi la mia strada, andassi dove stava lui (cosa che a me non andava bene).

Poi poco più di un anno fa è arrivata lei, piacente, flirtante. Lui ci ha flirtato, pensava di essere invincibile, di non cadere mai nello squallore del “sesso senza amore”. Ha continuato a spingersi sempre più in là, finché c’è caduto. E dopo due settimane me lo ha rivelato: prima con timido imbarazzo, poi aprendosi come un fiume in piena che volesse ripulirsi dal fango.

Prima di ciò, essendoci fidanzati giovani, eravamo una coppia esclusiva, una coppia che sbandierava con orgoglio il fatto che si era così innamorati da non avere nemmeno la curiosità di cercare altri partner.
Adesso l’unicità è rotta per sempre. Non nasce dalla religione o dalla morale. Nasce dall’idea che si era costruita negli anni di un amore romantico, che era nato dal nulla e che non sarebbe stato mai sporcato. Avrebbe potuto finire (sì, questo lo tenevo in conto), ma mai sporcarsi. Avevamo avuto solo l’un l’altro, e finchè fosse durato, era bello.
Ma ero perentoria su una cosa: se mi tradisci ti lascio, perchè non uso cose usate. Invece, non so perchè, non l’ho lasciato.
E’ passato molto tempo, lui non s’è perdondato, io non l’ho perdonato. Ne abbiamo discusso, ammesso le rispettive colpe, ecc. E poi il vuoto..Col passare del tempo, ho tolto le nostre foto, perchè il ragazzo di quelle foto non è lui. Ho tolto la fede, non riuscivo a guardarla.
Sto bene con lui, lui sta bene con me. Ma è un bene rassegnato a non essere più la felicità spensierata ed oserei dire infantile di prima. Non siamo felici.  Nonostante sia passato tanto tempo, piango spesso, 4 o 5 giorni la settimana. Da sola, perchè non mi va di tirare fuori l’argomento con nessuno, perchè fa male.
L’amore fisico, che prima era un gioco sicuro, pur non protetto, uno scoprirsi di volta in volta, ora è la soddisfazione di una necessità fisica, e quindi limitato nel tempo e nei gesti alla soddisfazione di quella necessità, e sempre in ogni caso protetto, dall’inizio alla fine. E se non si può proteggere, non si fa. Perchè ora ho paura.
Diretta conseguenze di ciò, l’idea di una famiglia. Prima, ogni tanto, si fantasticava sull’idea di avere figli. Ora non ne voglio. Vedo solo un futuro che si trascina uguale a se stesso, fino alla morte di uno dei due.
La sera mi addormento accanto a lui. Prima, era lo stesso fatto di averlo vicino che mi faceva addormentare serenamente: io, sempre ansiosa di tutto, trovavo lì il mio porto quiete.
Ora, mi adagio accanto a lui e per prendere sonno devo cullarmi ogni sera nella speranza di non svegliarmi il giorno dopo. Devo immaginare letteralmente il mio sangue che piano esce da una ferita aperta,portandomi prima all’incoscienza, poi alla morte.
Dovremmo lasciarci, per darci la possibilità entrambi, di costruire un nuovo rapporto, pulito, con qualcun’altro. Ma la speranza di essere felici è morta con la convinzione di essere invulnerabili. Una nuova relazione significherebbe solo essere feriti da un’altra persona, è solo questione di tempo. Lui, lui penso, sono convinta, mi tradirà di nuovo. Perchè chi lo fa una volta lo farà di nuovo, perchè non c’è più motivo si debba trattenere, perchè il tabù è stato violato.Per questo non vedo un futuro con un’altra persona. Ma piuttosto vorrei stare da sola. Chiusa, dentro la mia gabbia, a vivere quel che mi rimane. Ma vivere da soli non è economicamente vantaggioso. E allora, siccome non mi sto perdendo niente là fuori, non mi sto perdendo una vita felice in una relazione pulita, mi tengo la relazione sporca che già ho: ci divido le spese, le pulizie  e se sto male mi porta all’ospedale ed eventualmente informa i parenti della mia dipartita.
E’ andata così, e non ci si può più fare niente.
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One comment

  • Quella che Beatrice ci ha regalata, e di cui la ringraziamo, è una storia di rassegnazione e dolore ma anche di scelta. La scelta di non volersi permettere una nuova possibilità. C’è molta tenerezza in questa coppia ferita ma anche poca speranza. Come in questa lettera, dove la scelta di non voler cambiare niente è chiara anche nella forma in cui viene comunicata. Non ci sono richieste di aiuto o domande, c’è solo la manifestazione del sacrificio che si è deciso di fare, quello ad una vita senza gioia, senza piacere, senza felicità.
    Leggendolo non possiamo far altro che accettare, pensando che se questa coppia ha deciso che la punizione per la sua corruttibilità debba esser questa, non abbiamo armi, nessun professionista potrebbe averle, per fare un solo passo. Non possiamo che rispettare i motivi che li hanno portati a restare dove sono aspettando lo scorrere del tempo.
    Partita senza “grandi aspettative” la coppia che abbiamo conosciuto ha saputo combattere anche contro il parere contrario delle famiglie, che li vedevano troppo giovani, ma solo perchè erano forti della loro esclusività, della loro purezza di sentimenti.
    Quando si è rivelato lo “sporco” che pure esiste, la scelta è stata di punirsi restando insieme, in una storia dove si sta bene ma dove si è anche consapevoli di non poter più essere felici.

    Ogni coppia incontra, prima o poi, il momento di disilludersi, il momento in cui la perfezione che si credeva esistesse viene a mancare. A volte la delusione è una semplice constatazione, a volte è uno strappo doloroso. Come in questo caso. Uno strappo che è stata anche la richiesta di una possibilità, agita da lui, quella di essere visti e accettati per quello che si è, persone giovani che non sono state forti al punto da rinunciare al piacere di una attenzione ma anche persone imperfette, su cui il marchio dell’amore romantico immacolato e invincibile finisce con il tempo col diventare anche fatica. Ma non tutte le coppie tollerano la trasformazione.

    Seppure può far parte della storia di una coppia e possa anche portare cambiamenti positivi. La coppia che ci racconta Beatrice, non riesce a perdonarsi la rottura di quell’incantesimo che la proteggeva da tutto, anche dalle ansie e dalle paure, e decidendo di far sentire il peso di quel perdono mancato, continua a vivere insieme senza più essere insieme. E mentre il mondo adesso può attaccarli, trovandosi indifesi, senza più l’arma del loro amore pulito, si ritirano alla vita, cercando di concedere il meno possibile il fianco ad altre ferite. La paura è tanta in ogni caso, ma la scelta fatta è una rinuncia enorme.

    Tanto più si era investito in una coppia fantastica, perchè fantasticata perfetta ma non reale, maggiore sarà la punizione, il sacrificio richiesto per placare la ferita, il sangue, immaginato, che deve scorrere via per dare una illusione di pace. E allora si è scelto di non diventare famiglia, di fare sesso per bisogno fisico ma non per piacere, di pensare ad un nuovo tradimento.
    Ma il tabù violato non è tanto quello del tradimento, molte coppie lo superano per poi continuare insieme la strada, ma quello della purezza, dell’essere diversi da tutti. Aver scoperto il velo di Maya, aver reso visibile l’umanità vincibile è stata la vera colpa di questa coppia.
    I rapporti non sono mai perfetti e, piccolo o grande che sia, bisogna fare sempre un salto più in là, che ci allontani dall’illusione di essere invincibili per scoprire la possibilità di una nuova coppia, di una nuova relazione più matura e capace di sentirsi competente nel mondo anche con le proprie imperfezioni, le proprie macchie, con le proprie sconfitte.
    L’invito a Beatrice, ancora giovane donna e moglie, è di guardare alla sua come una scelta, seppur dolorosa. Una scelta che, con la stessa forza che l’ha portata ad accettare la distanza e a sostenere il suo compagno, oggi la porta a preferire la rinuncia a tutto quanto ha costruito negli anni, pur di restare devota al suo altare, eretto a protezione di una perfezione pulita e senza macchie ( ma impossibile da mantenere tale). Se sente ancora viva la certezza che così deve essere, che continui con questa forza, con la consolazione del pensiero che questo la salverà dall’affrontare le sue paure. Ma se un tentennamento dovesse esserci in questa scelta, allora, che si dia occasione al dubbio di entrare in questa rigida corazza, che si cominci a pensare a come inventare un nuovo futuro, soli o come coppia, vivi di quello che si è ancora nello star bene insieme, cominciando a pensare al perdono come una possibilità che pulisce e non una sconfitta che insudicia. Da quelle lacrime, in cui si piange la propria idealizzata idea della coppia e non solo la ferita subita, potrebbe nascere qualcosa di diverso dalla rassegnazione, al prezzo di accettare però di iniziare a fare, e farsi, delle domande, ascoltando le possibili risposte e riprendendo a fantasticare su un nuovo risveglio mattutino.

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