Amori in quarantena

Chi mai avrebbe detto che nel 2020, anche nell’illuminato e moderno Occidente, ci sarebbe toccato di vivere una pandemia?
Eravamo abituati a pensare che le malattie contagiose fossero incontrollabili solo nei racconti di epoca seicentesca e invece ci siamo dovuti ricredere, tutti.
E così capita che si è costretti alla quarantena e che si può uscire solo per alcune motivazioni strettamente legate alla sopravvivenza e alla salute, propria o altrui. E anche oggi, a fronte dell’ultimo decreto, si riaprono le attività lavorative ma non le relazioni sociali.
E così l’amore, che fine fa l’amore?

amori in quarantena

DI NASCITE E DIVORZI
In un articolo di Tobias Jones per il giornale britannico The Observer riportato sul Numero di fine marzo dell’Internazionale (20/26 marzo 2020, n.1350, anno 27), l’autore afferma che vi sarà una crescita esponenziale sia di nascite sia di divorzi dopo la quarantena. 
A tal proposito, nelle piazze dei social non mancano di circolare battute e vignette umoristiche sul fatto che chi avrà più lavoro dopo il COVID19 saranno avvocati e psicologi, alludendo appunto alle separazioni e alle difficoltà che le coppie non potranno più mettere a tacere, costrette ad una convivenza forzata.
Al di là delle battute ironiche, credo che un fondo di verità ci sia in questi pensieri che stanno circolando.

STORIE IN SOSPESO
Ascoltando le storie dei pazienti durante le sedute online, si avverte la preoccupazione per le situazioni che questi stanno vivendo anche, o forse soprattutto, in amore.
Situazioni molteplici e anche molto differenti fra loro, che hanno come denominatore comune quello di chiedersi come ci si sta nella o nelle relazioni che sono in atto.

Vi sono coppie che magari per motivi di lavoro, non erano abituate a trascorrere molto tempo sotto lo stesso tetto, se non nei fine settimana e che avevano trovato il loro equilibrio in questa convivenza part-time. Per qualche coppia è una vera gioia poter stare assieme di più e condividere la quotidianità di un pranzo, di una pausa a metà pomeriggio, avere un assaggio l’uno del lavoro dell’altro. Per altre può essere un vero inferno in cui uno dei due o magari entrambi si sentono privati dei loro spazi e vivono la costante presenza dell’altro come un’invadenza e non come una compagnia.

Paradossalmente, in quarantena, possono mancare i propri spazi di solitudine.
Questo fra l’altro è ciò che a volte può accadere in quelle coppie, unite da una vita, che una volta raggiunta l’età pensionabile, si ritrovano a casa in due a dovere (e magari volere) ricostruire una routine e un nuovo modo di stare insieme.
Vi sono coppie in crisi, che sono costrette a vivere in pochi metri quadrati e a non avere la via d’uscita della partita di calcio o l’aperitivo con gli amici. 
Vi sono coppie che un attimo prima dell’inizio della pandemia, si erano dette che era finita e poi si sono ritrovate bloccate insieme, seppur da separati.
Vi sono coppie divise già da tempo che decidono di diventare coinquilini per poter continuare a vedere i figli. 
Vi sono coppie di amanti allontanati dalla quarantena, che non hanno più gli spazi ricavati da una trasferta di lavoro, da una pausa pranzo, da una riunione imprevista (e fasulla) per potersi incontrare e per potersi amare.

UN TEMPO PER GUARDARSI DENTRO
Lontananze e vicinanze forzate dunque, entrambe a volte insopportabili, a tratti angoscianti, ma che possono portare a riflettere sulla qualità delle proprie relazioni, sulle scelte che si sono compiute o su quelle magari da compiere.
Già, perché che ci si senta in una situazione di separazione o di fertilità, questo momento di chiusura forzata e di crisi può consentire di avere il tempo di guardarsi dentro, di praticare quell’attività chiamata introspezione, che Umberto Galimberti ci ricorda essere ciò che differenzia l’essere umano dalle altre specie viventi.
Che cosa significa introspezione? Una parola forse impegnativa e che può fare anche incutere timore se non ci si è abituati o in alcuni momenti particolari della vita.
L’introspezione significa porsi innanzitutto una domanda, la più banale, la più semplice e al contempo la più complicata a cui rispondere: “Come sto?”.
Cosa provo o cos’ho provato in quella situazione?
Cosa sento quando sto con quella persona?
Che cosa sento essere giusto per me?

Prima di pensare infatti, è necessario sentire, cioè dare ascolto alle proprie emozioni e sensazioni, dare loro credito e fiducia. 
Perchè troppo spesso siamo noi stessi i primi a giudicare il nostro sentire.
Dare un nome alle “cose” che si sentono e che emergono nel nostro animo, permette poi di iniziare a fare ordine, a elaborare i nostri vissuti, a trovare un posto alle cose. 
Tollerando che questo porti una temporanea confusione.
è un po’ come se si facesse uno stagionale cambio dell’armadio o una operazione di decluttering, come va di moda dire adesso: si tirano fuori gli abiti e gli accessori, si divide ciò che piace e serve da ciò che non piace e risulta inutile. Ma fosse così facile! 
Ci sono infatti quegli indumenti che non si mettono mai, ma a cui si è affezionati, quelli che ci vestono male ma che a noi piacciono, quelli che gli altri amano e con cui noi non ci troviamo. Eh già: ora è tutto lì, buttato sul letto e sparso nella stanza. Ma ci è voluto coraggio per farlo, per tirare fuori tutto quel che c’era dentro (di sicuro qualcosa nei cassetti c’è ancora, ma pazienza: un passo per volta).
E ora che tutto è lì, visibile, un po’ per volta si procederà alla scelta di ciò che è strettamente necessario, ciò che è frutto di un desiderio, ciò che ci sta bene e ci fa sentire bene, ciò che manca nel nostro armadio e che ambiamo di avere, ciò da cui ci si può separare, ciò di cui non ci si riesce ancora a disfare e magari va archiviato.

Guardarsi dentro, tollerare i momenti di dubbio e di incertezza, riuscire a rispondere alla domanda come sto? permette di mettersi in contatto con se stessi e con il proprio sentire e da lì partire per cercare di mettere un po’ d’ordine ai pensieri, così che l’ansia non prenda il sopravvento.
Questa difficile operazione, che a volte si fa da soli e a volte con l’aiuto delle persone care e di uno psicoterapeuta, alleato della propria crescita personale, permette poi di arrivare a trasformare le parti di sé che non fanno stare bene e le relazioni che non funzionano perchè non danno soddisfazione, bloccano o sono bloccate.

Un pensiero sul dopo di questa pandemia e della quarantena che stiamo vivendo è un pensiero che ci permette di non arrenderci, di sentirci vivi e padroni di noi stessi e delle nostre relazioni.
Nulla sarà esattamente come prima. E chissà che questa non sia una fortuna.

 

E tu? Che esperienza hai vissuto? Raccontacela all’indirizzo levostrestorie@amaresano.com

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